Sono Claudio, ho 32 anni e sono originario di Ferrara. Vivo da tre anni a Buenos Aires, dopo aver girovagato per vari lidi che mi hanno lasciato tanto, e da cui mi sono staccato sempre con grande difficoltà. Il mio domicilio è cambiato spesso, la mia casa invece so che rimarrà sempre quella, nella campagna ferrarese, a cui faccio ritorno ogni volta che posso, ma dove, credo, non tornerò per un bel pò. Ho migrato prima per scelta mia, ora non so, me lo chiedo spesso. E mentre cerco di capire, continuo a fare ciò che più mi piace: insegnare.
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La passione del futbol argentino

Passione e follia, coreografie e folklore, terrore e malaffare, gioia ed emozione. Non voglio raccontarvi la trama di un film, ma parliamo di stadi. Forse gli stadi di calcio più pazzi del mondo, dove tutti gli elementi citati poc’anzi rappresentano gli ingredienti di una magia che da un secolo risplende sul Rio de la Plata: el futbol argentino.

I nomi dei suoi due interpreti più illustri sono noti, anche a coloro che nutrono un disinteresse totale per il calcio: Maradona e Messi sono simboli globali che l’Argentina vanta, oltre Evita, il papa ed il Che.    

Ma andiamo per ordine, analizzando i vari elementi a due a due. Passione e follia: perché in Argentina il calcio è più che uno sport. Gli incontri della nazionale a Brasile 2014 sono stati seguiti da circa 20 milioni di spettatori, su 40 milioni di abitanti! Anche la fornaia del mio quartiere, una donna composta e aggraziata sulla cinquantina indossava nel periodo dei Mondiali brasiliani la maglia della Seleccìon. Il calcio monopolizza i discorsi ai bar, fra gli studenti maschi, fra i vecchi al bar, sui social network e persino fra le chiacchiere dei senza tetto: è ovunque, molto più che in Italia. E’ follia demenziale, se pensiamo che tre anni fa quando il River Plate retrocesse in serie B, la zona nord della città fu messa a ferro e fuoco. Follia d’amore se c’è gente che quando muore si vuol far cremare e spandere le ceneri nello stadio del Boca Juniors, o gente che fa le foto della carta d’identità con la maglia del club, perché è appunto per loro un segno identitario.

E’ coreografia e folklore, perché si vedono gli stadi argentini tremare per i salti dei tifosi festanti, i “Nooooo!!!” che manco ci fosse stato un omicidio che esce dalle finestre delle case al goal sbagliato, ho visto una bandiera del River Plate che misura 7 kilometri e 830 metri portata dai tifosi allo stadio, tamburi che vibrano incessanti e canti di supporto per tutti i 90 minuti. Per finire, come non impazzire per i rotoli di carta igienica tirati in campo…


Siamo arrivati alla fine, se non altro del capitolo del lato gioioso del futbol: divertimento ed emozione. Queste sono state le sensazioni nell’avere vissuto la tanto attesa Coppa del Mondo di Brasile 2014. Confesso che all’inizio l’idea di seguire l’ennesimo mondiale lontano dall’Italia mi pesava un po’, ma visto l’esito, direi che mai coincidenza fu più fortunata. Il clima di festa costante durato quasi un mese penso sia impossibile da rivivere altrove, perché in nessun altro posto si vive il calcio come lo si vive qua. Sospinti dai successi di una buona squadra, di certo più tenace e fortunata che spettacolare, gli argentini e noi stranieri abbiamo approfittato della “flessibilità” lavorativa sudamericana quando gioca la nazionale e ne abbiamo approfittato mangiando e bevendo abbondantemente ad ogni partita. Per quanto mi riguarda, la cosa che mi rimarrà più impressa sarà il grido che ho ascoltato levarsi dalle case della gente al goal di Messi all’ultimo minuto. Ed ovviamente, seguire in diretta la telecronaca dei giornalisti meno professionali al mondo…ascoltate anche voi.

Il telecronista:


La gente:

Il lato oscuro del calcio argentino
Non solo canguri e koala: i ragni australiani!
 

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Giovedì, 20 Febbraio 2020
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